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La Formazione nella Gig Economy

Gig Economy è un termine che da mesi è sulla bocca anche di chi non si occupa di economia o diritto del lavoro, ma cos’è veramente?

Si tratta dei lavoretti  che vengono semplicisticamente riferiti alla categoria degli “studenti” ma che in realtà coinvolgono una fetta sempre maggiore della forza lavoro italiana, spesso rappresentando l’unica fonte di reddito  di chi non è più studente da molti anni.

Partiamo con il dire che oggi la tecnologia che si traduce in app e piattaforme ha la capacità di prendere il lavoro di ogni singolo individuo e metterlo direttamente sul mercato. Senza intermediari, né ostacoli, chiunque può mettere qualcosa in piazza e venderla.

Se ci concentriamo solo sulla questione legata al mercato del lavoro è facile capire che cinquantenni che si ritrovano senza lavoro e decidono di consegnare hamburger in bicicletta per un paio d’ore al giorno, oppure i neolaureati che arrotondano consegnando pacchi in città per pochi euro all’ora, non sono certo esempi di lavoro nobilitato dalle tecnologie attraverso cui prende forma la gig economy.

Il datore –  o meglio il committente – è quasi sempre una multinazionale del settore food delivery che mira ad ottimizzare i guadagni risparmiando sulle risorse umane, non certo a valorizzare capacità o ad investire sulla crescita della forza lavoro.

Anzi, rispetto al crowd working, nei lavori della gig economy è totalmente assente qualsivoglia competenza tecnica del prestatore d’opera, che di fatto è un mero esecutore di mansioni prive di requisiti tecnici.

Il contrario rispetto a ciò che contraddistingue l’economia italiana.

La crescita delle piccole e medie imprese italiane, così come delle grandi, è basata sull’eccellenza derivante necessariamente da una forte attenzione per la formazione e per gli standard operativi.

Il know-how che porta a servizi e prodotti di eccellente qualità non può nascere senza una forza lavoro valorizzata e formata.

Siamo dell’idea che le novità tecnologiche debbano essere sfruttate per ridurre il puù possibile il costo sociale della dequalificazione del lavoro. Non il contrario.

Uno dei fondamenti del successo dell’impresa italiana è e resterà nella formazione e nell’attenzione degli imprenditori nei confronti della crescita dei propri dipendenti.

Una formazione che dovrebbe dedicarsi soprattutto alle capacità di sviluppo di idee, alla relazione e all’ attenzione al cliente e ai mercati, all’organizzazione e gestione dei collaboratori nonché alle tanto richieste soft skill.

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